In questi giorni, in alcuni areali maidicoli italiani, si inizia a verificare, a carico dellegiovani piantine di mais, un fenomeno che ricorre ogni anno nelle prime settimane dopo la semina. In alcuni appezzamenti si nota, a carico delle piante allo stadio V3-V6 (3-6 foglie), una colorazione rosso violacea della lamina fogliare (un click sulla foto per ingrandire). Tale colorazione dipende da dei pigmenti appartenenti alla classe dei flavonoidi, conosciuti con il nome di antociani (in particolare glucosidi della cianidina e della pelargodina).

Sembra che in particolari condizioni, il metabolismo notturno della pianta non sia in grado di metabolizzare normalmente i metaboliti zuccherini prodotti nelle foglie e che quindi l’aumento della concentrazione zuccherina, trasformi le antocianidine in antociani, i quali assorbono la luce blu, blu-verde e verde, mentre riflettono quella rosso-viola.

Ma come mai si verifica questo accumulo di metaboliti zuccherini ?

Come spesso accade, le cause sono da ricercarsi sia in fattori di origine biotica  che di origine abiotica. Nel primo caso, ci si riferisce ad attacchi di natura parassitaria che mettono la pianta in una condizione di stress, nel secondo caso, si annoverano problematiche legate a terreni asfittici per l’eccesso di umidità (ristagno idrico, calpestamento da traffico di mezzi), sovradosaggi di erbicida, suoli freddi e sopratutto basse temperature . Gli stress  che la pianta subisce, soprattutto la parte aerea, si ripercuotono sullo sviluppo dell’apparato radicale (il 20 % dei metaboliti di una pianta servono ad alimentare lo sviluppo e i consumi radicali). La diminuzione e la successiva scomparsa della colorazione dipende quindi da quanto velocemente la pianta sarà in grado di reagire allo stress. Giornate calde e soleggiate, alternate a notti fredde possono amplificare il fenomeno o allungarne il perdurare.

 

Perchè nello stesso areale e in condizioni simili alcuni ibridi diventano rossi e altri no? Esiste una componente genetica?

La risposta è affermativa, in quanto alcuni ibridi sono geneticamente più predisposti rispetto ad altri a dare la risposta fisiologica sopra descritta. Questo non significa che siano ibridi che risentono maggiormente di condizioni stressanti o che siano più sensibili agli stress stessi ma più semplicemente hanno nel loro corredo genetico, uno o più geni che favoriscono il processo metabolico che porta alla colorazione rosso-violacea. Non esistono studi che confermino una influenza sul potenziale produttivo degli ibridi che in fase precoce siano stati “colpiti” dal fenomeno.

Esiste tuttavia un caso, difficile da discriminare da altri solo con semplici osservazioni di campo, in cui la colorazione violacea è dovuta allacarenza di fosforo, intesa  come carenza di disponibilità oppure di assorbimento (o entrambe). In quest’ultimo caso, la fosforo-carenza può avere un effetto sulle rese finali. Alle volte però, gli studi hanno evidenziato che piante soggette a stress tendono a ridurre l’assorbimento del fosforo (anche in presenza di una buona dotazione del terreno) andando quindi a sommare la predisposizione genetica di un ibrido con la risposta fisiologica ad una carenza nutrizionale. Tendenzialmente accade che anche ibridi non geneticamente predisposti ad assumere la colorazione rosso-violacea, in presenza di una fosforo-carenza palesino in questo modo lo stress nutrizionale.

Concludendo, si può comunque affermare che condizioni ambientali difficili (sopratutto basse temperature) siano l’evento scatenante e che la predisposizione genetica abbia un peso rilevante. Un esempio inequivocabile è rappresentato dalla foto sottostante (un click per ingrandire), scattata giovedì 24 aprile in un campo con micro-parcelle (centinaia di parcelle in un ettaro) in cui si notava come a distanza di pochi metri e nelle stesse condizioni di semina, le foglie di alcuni ibridi avessero assunto la colorazione violacea mentre altri ibridi con origine genetica differente mantenessero le foglie verdi.