Siccità e cereali: se, come e quando irrigare

I dati pluviometrici del 2023 riportano piogge che al Nord sono ancor più deficitarie rispetto al 2022. Irrigare può fare quindi la differenza tra raccogliere o perdere le produzioni di grano

La lezione del 2022 è ancora viva nella memoria degli agricoltori, con la siccità che stringe le colture ove risulti impossibile irrigare. La carenza di piogge della passata stagione ha infatti arrecato danni fra il 30 e il 50% in diverse colture e in diverse zone, con alcuni casi di perdita totale delle produzioni, soprattutto nel mais.

Piogge in calo dal gennaio 2021

Il 2023, quanto a piogge, sembra proseguire sulla rotta tratteggiata dal 2022. Osservando infatti le serie pluviometriche degli ultimi 27 mesi1, il mese di marzo 2023 mostra anomalie pluviometriche (dati cumulati) differenti a seconda dell’area geografica.

Se a gennaio 2021 la media pluviometrica italiana era circa 100 millimetri sopra la media pluridecennale, nel marzo 2023 questa risultava ad essa inferiore di 70 millimetri. Un delta negativo pari quindi a 170 millimetri. Questo dato medio, come detto, è però la risultante di situazioni molto diverse fra loro in funzione dell’area geografica. Negli ultimi 27 mesi l’Italia meridionale ha infatti continuato a oscillare a cavallo dei +100 millimetri rispetto alla media storica, mentre il Centro è passato da +100 a -80, con un calo quindi di 180 millimetri.

Ancor più marcato il calo pluviometrico del Nord, passato dai +80 millimetri del gennaio 2021 ai -390 del marzo 2023. Ciò ha creato forti disparità zonali fra aree agricole in generale e cerealicole in particolare.

Nelle prossime settimane, fino alla fine di maggio, i cereali a paglia saranno infatti chiamati a produrre la gran parte della biomassa fogliare e della sostanza secca che si andrà poi ad accumulare nelle cariossidi. Per tali ragioni, pur aprendo la strada a patologie fungine come ruggini, septoriosi e fusariosi, sono auspicabili piogge sufficienti a sostenerne lo sviluppo vegeto-produttivo. Sia nelle regioni centrali, sia – e in special modo – al Nord.

Quando serve irrigare

Di solito, al Centro-Nord il frumento tenero non viene irrigato, poiché per portarlo a raccolta sono quasi sempre sufficienti le piogge invernali e primaverili. Il grano duro, invece, può talvolta beneficiare di irrigazione, ma ciò solo in via eccezionale e, ovviamente, se vi è disponibilità di acqua.

Passate le fasi di germinazione ed emergenza, in autunno, la seconda fase critica per il frumento è di norma nelle settimane che intercorrono fra levata e maturazione delle cariossidi. In tale periodo ogni stress idrico può incidere pesantemente sulla resa in granella. Nei casi più gravi, quando alla siccità corrispondono anche temperature molto elevate, può manifestarsi persino il cosiddetto fenomeno della “stretta”, capace di dimezzare le produzioni a causa del rachitismo che si genera nelle cariossidi delle piante colpite.

È pertanto in questa finestra temporale che vanno possibilmente pianificate le più opportune irrigazioni. Queste possono essere di “soccorso”, aventi carattere emergenziale ed estemporaneo, oppure pianificate secondo turni irrigui in cui le somministrazioni di acqua sono posizionate in funzione di modelli previsionali e di controlli in campo circa la disponibilità idrica per le colture.

I sistemi irrigui a disposizione

Sebbene gli impianti di fertirrigazione ad ali gocciolanti si stiano proponendo anche al settore dei cereali a paglia, il sistema attualmente più flessibile resta quello tramite aspersione utilizzando gli appositi rotoloni. Di solito tali attrezzature sono infatti comuni al Nord Italia, poiché le aziende agricole coltivano più specie, inclusive del mais, sulle quali tale metodo irriguo è prassi comune. Meno frequenti i ranger o i pivot, sempre per aspersione, i quali necessitano però di grandi superfici e devono essere stabilmente presenti nelle aziende agricole.

Dal momento che l’area più colpita dalla siccità è proprio concentrata nel Nord del Paese, tali soluzioni possono essere prese in considerazione anche per effettuare alcune irrigazioni a beneficio dei cereali a paglia. Il tutto, bilanciando ovviamente gli investimenti in base alla presenza delle diverse colture in azienda. Ciò perché, persistendo l’assenza di piogge, nelle medesime settimane possono rendersi necessari anche i primi interventi irrigui su mais e altre colture come per esempio la soia.

A patto di gestire al meglio la risorsa idrica al momento disponibile, con uno-due interventi irrigui nel mese di maggio si può però accompagnare il frumento sino alla fase di completo riempimento delle cariossidi. Momento dopo il quale la coltura inizierà a disidratarsi naturalmente. Tali interventi possono quindi rappresentare la differenza tra raccogliere con buone rese oppure perdere il raccolto in ragione di percentuali a due cifre.

1) Dati rilevati dalle reti di centraline metereologiche dotate di serie storiche in un periodo che spazia dal 1764 e il 1922. Fonte: Luigi Mariani: “LA SICCITA’ 2022-2023: ANALISI DEL FENONEMO AGGIORNATA AD APRILE 2023” https://www.agrariansciences.it/2023/04/la-siccita-2022-2023-analisi-del.html