Malattie del colza: afidi e giallume virotico (TuYV)

Il Turnip yellows virus (TuYV) è trasmesso dall’afide verde del pesco e causa sensibili perdite di produzione

Le varietà di colza resistenti sono la prima forma di difesa dal patogeno

Il colza è una eccellente coltura per le rotazioni agronomiche, sia per la capacità di aumentare il tasso di sostanza organica del suolo, sia per la riduzione delle infestanti e dei parassiti presenti nel terreno, a tutto vantaggio delle colture che seguiranno..

Dove si coltiva il colza

Leader mondiale della coltivazione del colza è il Canada, con 8.325.200 ettari, per lo meno stando ai dati forniti dal sito FaoStat per l’anno 2020. Una superficie decisamente superiore a quella europea messa insieme, ove i primi cinque Paesi quanto a produzioni sono, nell’ordine:

  • Francia con 1.113.940 ettari
  • Polonia con 980.890 ettari
  • Germania con 957,700 ettari
  • Romania con 362.870 ettari

Appena fuori dalla Top Five segue l’Ungheria con 310.020 ettari. Infine, sempre secondo FaoStat, in Italia nel 2020 si sarebbero coltivati 16.850 ettari, recuperando cioè superfici rispetto agli anni precedenti e tornando ai livelli segnati nel 2014 dopo cinque anni di calo.

Malattie virali delle brassicacee

Sono diversi i virus che affliggono le brassicacee, famiglia botanica cui appartiene il colza. Fra le virosi più diffuse si annoverano il Virus del mosaico della rapa, o Turnip mosaic virus (TuMV), presente in Europa con differenti ceppi specifici per diversi gruppi colturali. A questo è spesso associato il Virus del mosaico del cavolfiore (CaMV), simile per sintomi al Virus del mosaico giallo della rapa (TYMV).

Fra le specifiche patologie del colza si annoverano quindi anche le virosi. La coltura può infatti essere infettata dal cosiddetto virus del giallume, o Turnip yellows virus, in acronimo TuYV. Questo virus Attacca in genere le brassicacee e su colza è particolarmente diffuso in Francia, Inghilterra e Paesi mitteleuropei come Germania, Polonia e Ungheria, interessando anche altre aree dell’Est europeo come quelle balcaniche inclusive di Croazia e Serbia.

Virus TuYV: dove è più diffuso, come si trasmette e quali danni produce

Nelle annate peggiori, come nel 2018, sino al 90% delle superfici francesi è stato interessato alle infezioni del virus TuYV, mostrando valori a due cifre percentuali anche negli altri maggiori produttori europei di colza. Le ampie estensioni della coltura fanno cioè sì che si amplifichino le probabilità di espansione del contagio, operato questo da un vettore estremamente comune, ovvero l’afide verde del pesco (Myzus Persicae). Le infezioni operate da questi afidi si verificano per lo più in autunno e solo in misura minore in primavera, apportando significative perdite di resa alla raccolta.

Già in autunno le piante mostrano segni di sofferenza che possono però essere confusi con quelli generati da ristagni idrici, freddo o carenze di azoto. Per tali ragioni, molti agricoltori non realizzano subito la presenza del virus, cercando di compensare i giallumi somministrando più concimi a tutto svantaggio dei costi ambientali. Poi, in primavera, la ripresa vegetativa risulta comunque più lenta e stentata, portando a ritardi nelle produzioni e a cali delle rese, dovute queste non solo alla fotosintesi meno efficiente, bensì anche al ridotto numero di semi per siliqua. A patirne è infine anche la resa in olio, primo parametro per importanza per chi coltivi colza.

In Francia, ove il colza è più diffuso, il TuYV può portare a perdite mediamente intorno ai 3 quintali di semi per ettaro, ovvero il 10% circa del raccolto potenziale. Tale perdita può però variare sensibilmente in funzione della stagione e della pressione del vettore e del virus, rendendo necessari i migliori accorgimenti agronomici a difesa dei raccolti finali.

Prevenzione dell’afide verde del pesco e varietà resistenti al virus

Al momento in Italia sono autorizzati su colza e su Myzus persicae sette differenti formulati insetticidi, contenenti acetamiprid, pirimicarb e tau-fluvalinate. Pur potendo però applicare insetticidi specifici per l’afide verde, la scelta più razionale appare quella orientata alle varietà resistenti alla virosi, anche per via di alcuni fenomeni di resistenza che l’afide verde mostra ormai verso piretroidi e carbammati.

Le varietà resistenti, invece, sono state selezionate nel tempo al fine di non subire i danni anche a seguito di contagio, permettendo di risparmiare l’investimento necessario al trattamento insetticida. La scelta delle varietà resistenti al TuYV rimane peraltro l’unica percorribile per chi segua disciplinari di lotta biologica. Fare la giusta scelta varietale significa quindi garantire una maggiore omogeneità dei raccolti nel tempo, stabilizzando in tal modo i profitti aziendali quando il colza sia inserito nei più opportuni piani di rotazione colturale.

Nota: le sostanze attive indicate per i diserbi sono state verificate sulla banca dati Fitogest.com circa la loro autorizzazione su colza.